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Fondata nel 1997 e pubblicata
semestralmente dalla Commissione Internazionale per gli
Studi Salesiani (ICSS) degli
Oblati di S. Francesco di Sales
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L’“emblematico
abito mentale”[1]
di S. Francesco di Sales

Come ha osservato recentemente
uno studioso[2], S. Francesco di Sales
(1567-1622) è noto nella storia della spiritualità cristiana per “l’uso
brillante della metafora”, più o meno come S. Teresa d’Avila (1515-82) e S.
Giovanni della Croce (1542-91) sono conosciuti per il loro “vivido stile
poetico”. Questa osservazione serve a sottolineare che Francesco “non viveva né
scriveva in un vuoto” (ibid.) e che i suoi lettori di oggi possono trovare
utile ricordare che l’abbondanza delle immagini e delle metafore, onnipresenti
nei suoi scritti e nei sermoni, è indicativa del contesto religioso, letterario
e culturale più ampio a cui il nostro santo apparteneva. L’arco della vita di
Francesco coincise con il Rinascimento e il Barocco, con
comprendere
il ministero di Francesco come scrittore e predicatore.
Nel 2006 la mostra, “Emblemata sacra: Libri di emblemi
provenienti dalla Biblioteca Maurits Sabbe della Katholieke Universiteit
Leuven”, allestita inizialmente a
Lovanio in Belgio nel gennaio
In coincidenza con l’apertura
della mostra “Emblemata sacra” a
Filadelfia, è stato pubblicato il libro Adrien
Gambart’s Emblem Book: The Life of St. Francis de Sales in Symbols [Il libro di emblemi di Adrien Gambart: la
vita di S. Francesco di Sales in simboli]. Questo volume è composto di tre
parti. Innanzitutto c’è lo studio della compianta Elisabeth Stopp su La vie symbolique du bienheureux François de
Sales [La vita del beato Francesco di
Sales in simboli] del Gambart, pubblicato nel
Andiamo velocemente all’ottobre
2006, quando sono stati tenuti due convegni accademici internazionali
incentrati sulle immagini religiose nel cattolicesimo dell’inizio dell’età moderna
e nella tradizione salesiana. Il primo appuntamento è stato il 2° Lovis Corinth
Colloquium, “Ut pictura meditatio:
l’immagine meditativa nell’arte dell’Europa del Nord, 1500-
Il nostro scopo, qui, è di
condividere con la più ampia famiglia salesiana alcuni elementi notevoli evidenziati
da queste iniziative e pubblicazioni che ci permettono di comprendere più in
profondità il ministero di Francesco come predicatore e scrittore. Cominciamo innanzitutto
considerando che cosa è un emblema e poi vedendo lo sviluppo della letteratura
emblematica cattolica prima di Francesco e durante la sua vita, in seguito
verranno ricordati i contatti di Francesco con la tradizione emblematica e
infine si tratterà della presenza di emblemi e di immagini emblematiche negli
avvenimenti della vita di Francesco e della sua esaltazione emblematica dopo la
morte. Lungo tutta la trattazione, verranno individuati i punti di convergenza
fra la tradizione / mentalità emblematica e gli scritti di Francesco.
Che
cos’è un emblema? Come funziona?
Oggi distinguiamo fra immagine e
testo, ma nel XVI e XVII secolo, essendo i confini tra immagine e testo
permeabili, questa distinzione non era così chiara come lo è per noi. Genere
bimediale che utilizza sia immagine sia testo, l’emblema è un fondamentale
esempio di questa permeabilità. Un emblema combina tre elementi: (1) una stampa (pictura),
(2) un titolo o motto e (3) una subscriptio
costituita da un breve epigramma, da una citazione biblica, da un distico in
rima semplice o da un brano in prosa più lungo. L’emblema presenta a chi
guarda un’immagine enigmatica che può essere decifrata solo scoprendo il nesso
fra questa e il motto apparentemente non collegato, pressappoco come succede
per una vignetta politica di oggi. Alla base dell’emblema
sta
una metafora o un tropo. Vediamo un esempio.
François Berthod era un frate
del XVII secolo dei Francescani Osservanti ed è autore di Emblesmes sacrez, tirez de l’Escriture Saincte et des pères… [Emblemi sacri tratti dalla Sacra Scrittura e
dai Padri…] (Paris, 1665). Le immagini del libro di emblemi di Berthod sono
considerate “fra le più impressionanti della tradizione emblematica perché
cercano di rappresentare letteralmente la citazione biblica che accompagna
ogni emblema”[4].
Molte delle immagini del Berthod possiedono un moderno carattere surrealista,
che è dovuto sia all’intensità emotiva sia
alla collocazione del quotidiano in contesti imprevisti.
Consideriamo, per esempio,
l’emblema L di Berthod (Figura 1), che illustra Ct 4, 9 (Vulnerasti cor meum in uno tuorum oculorum [Volgata], “Hai ferito
il mio cuore con uno dei tuoi occhi”). Sospeso a mezz’aria sopra un paesaggio
desertico, un occhio che non è parte di un corpo, avvolto dalle nubi, lancia
una freccia che trafigge un cuore fiammeggiante, tenuto da una mano che
fuoriesce da una nuvola. Il breve commento in prosa di Berthod spiega
succintamente questa immagine e il suo motto scritturale: “Quest’occhio da cui
esce una freccia che trafigge un cuore rappresenta l’occhio di Gesù Cristo, che
guarda un’anima che Egli ama e contemporaneamente la ferisce e la infiamma col
Suo amore” (p. 375).
L’interpretazione letterale di
Ct 4, 9 da parte di Berthod visualizza la metafora o tropo di Cristo come
divino arciere o Cupido, immagine, quest’ultima, tratta dalle Metamorphoses di Ovidio e adattata dai Padri della Chiesa e dai cristiani del Medio Evo, che è
divenuta in seguito luogo comune nella letteratura spirituale ed emblematica,
così come nell’arte sacra del periodo tardo medioevale e della Riforma cattolica
dell’inizio dell’età moderna (Figura 2). Questo motivo emblematico e iconografico
ricorre, per esempio, in uno dei testi di Francesco sul fondamentale mistero
biblico salesiano della visitazione. Nella sua lettera del 30 giugno 1610 alla
Madre di Chantal (1572-1641), mentre la comunità della Visitazione appena
fondata si prepara a celebrare la sua festa patronale per la prima volta,
Francesco offre una meditazione su questo mistero, nella quale immagina Gesù
nel grembo di Maria come il divino Cupido che penetra nel cuore di S. Giuseppe
con un raggio, una variante rispetto alla freccia o al dardo: “S. Giuseppe, da
parte sua, brama solo il Salvatore, che con raggi nascosti colpisce il suo cuore
con mille straordinari sentimenti” (Lettera 608, Oeuvres XIV, 324)[5].
Lo sviluppo della tradizione emblematica
cattolica
Il primo libro di emblemi
apparve nel 2° quarto del XVI secolo, quando nel 1531 fu pubblicato ad Augsburg
l’Emblematum liber [Libro di emblemi] di Andrea Alciato
(1492-1550), un avvocato di Milano. Il libro di Alciato era una raccolta di
epigrammi con insegnamento morale tratti da fonti classiche e cristiane, a cui
l’editore, Heinrich Steyner, aggiunse delle incisioni per illustrare simbolicamente
ogni epigramma. Le fonti iconografiche per gli emblemi comprendevano bestiari medievali
e geroglifici egiziani, che erano stati resi popolari dai Geroglifici di Orapollo (V secolo), disponibili fin dal 1505 sia in
versione greca che latina. Il libro di Alciato ebbe un grandissimo successo e
divenne il prototipo di un nuovo genere: l’emblema.
L’uso dell’emblema per fini
religiosi non tardò ad apparire sia ad opera dei cattolici sia dei protestanti.
Il primo libro religioso di emblemi fu Emblèmes
ou devises chrestiennes ([Emblemi o
stemmi cristiani]; Lione, 1567) di Georgette de Montenay (1540-1607),
membro di un piccolo gruppo di donne scrittrici del Rinascimento francese e
calvinista[6].
Il primo libro cattolico di emblemi fu Humanae
Salutis Monumenta ([Memoriale della
salvezza umana]; Anversa, 1581) dello spagnolo Benito Arias Montano
(1527-98), umanista cristiano con ampia erudizione biblica.
L’Humanae Salutis Monumenta è diviso in due parti: la prima consiste
in settanta incisioni di episodi biblici con un’ode di spiegazione
dell’immagine nella pagina a fronte, mentre la seconda parte presenta un lungo
commento e una meditazione su ogni scena biblica. Il libro di Montano serve a
evidenziare che i libri religiosi di emblemi o l’“emblematica sacra” furono un
prodotto dell’unione fra la più antica e ben affermata tradizione di
illustrazione ed ermeneutica della Bibbia con la più recente tradizione
emblematica[7]. La rappresentazione ‘alla
lettera’ di un tropo o di una metafora attraverso la pictura dell’emblema si fondava evidentemente sulla tradizione
passata piuttosto che sul surrealismo. Le immagini emblematiche erano impressionanti
per coloro che le guardavano all’inizio dell’età moderna come lo sono per noi oggi.
A partire dall’ultimo quarto del
XVI secolo, i libri di emblemi assunsero un ruolo sempre più importante come
strumenti per l’educazione, la catechesi, la propaganda e l’apologetica nel
conflitto tra cattolici e protestanti oltre che come aiuto per la preghiera
meditativa metodica. Membri di molti ordini religiosi redassero libri di
emblemi, ma nessun ordine utilizzò l’emblema nella sua attività apostolica più
della Compagnia di Gesù. Questo certo non stupisce dal momento che gli Esercizi spirituali di S. Ignazio di
Loyola (pubblicati per la prima volta nel 1548) contribuirono a determinare lo
sviluppo dell’emblematica sacra. Questa
influenza si può attribuire al primato che gli Esercizi accordano alla descrizione immaginativa e alla formazione
di rappresentazioni mentali, specificatamente alla composizione di luogo (n.
47), che viene usata per meditare su episodi dei Vangeli o su soggetti più
astratti (ad es. il peccato, la virtù, ecc.) per i quali non si fa ricorso alla
storia, ma a “similitudini” o a “figure sapientemente inventate per significare
alcune qualità
della cosa… per analogia o somiglianza”[8].
Con una produzione di circa 1700 libri di emblemi (500 prime edizioni e 1200
edizioni successive, ristampe e
traduzioni), quale gli è attribuita, i gesuiti pubblicarono più libri di emblemi
(in tutte le principali lingue europee come in latino) di ogni altro gruppo di
scrittori che si possa identificare [9].
I gesuiti usarono gli emblemi nella formazione spirituale e nella catechesi,
nella predicazione, nel lavoro missionario e nella loro attività educativa.
Dato questo contesto, è probabile che Francesco di Sales sia venuto a contatto
con gli emblemi per la prima volta durante i suoi studi dai gesuiti al Collegio
di Clermont a Parigi.
Disegnare, comporre emblemi e
sottoporli alla critica generale era parte integrante del piano di studi dei
collegi tenuti dai gesuiti, particolarmente nell’ambito della retorica come
parte della dottrina dei tropi. Come spiega l’illustre studioso di emblemi
Karel Porteman:
I gesuiti più di chiunque altro integrarono l’emblema nell’attività
didattica e lo utilizzarono non solo come esercitazione preferita, ma come la perla
pedagogica per raccomandare il loro sistema educativo all’esterno… Nelle mani
dei gesuiti l’emblema fu un mezzo di comunicazione sia artisticamente ingegnoso
che persuasivo. Rese lo spirituale insistentemente tangibile, visibile e
ammirabile per tutto l’essere umano, cioè per gli occhi e gli altri sensi, per
le capacità intellettuali, il cuore, i sentimenti e gli affetti. Da questo punto di vista l’emblema
faceva parte dell’alta tecnologia dell’eloquentia
dei gesuiti. Esso esercita una fortissima influenza sulla gente e dimostra l’ingenium di chi lo disegna. Così
l’emblema doveva giocare un ruolo importante nel metodo didattico dei collegi dei gesuiti, un metodo didattico
che era completamente finalizzato all’acquisizione di questa eloquentia[10].
Lo scopo finale dell’eloquentia non era semplicemente una
comunicazione efficace, ma sopratutto acquisire sapienza e conoscenza. Gli emblemi
davano rilievo alla cultura della Latinitas,
alla creatività letteraria, all’arte della memoria (ars memorativa) e all’esercizio nelle arti simboliche che aiutavano
gli studenti a sviluppare l’immaginazione e l’abilità nel persuadere: tutti
elementi che erano considerati come prerequisiti per l’eloquentia. Il ruolo primario degli emblemi nel sistema educativo
dei gesuiti è chiaro fin dagli anni ‘60 del XVI secolo, quando Padre Ledesma, responsabile
degli studi nel Collegio Romano, propose che una volta all’anno, in un giorno
di festa, fossero esposti i migliori componimenti degli allievi – discorsi,
lettere, poemi visivi ed emblemi – insieme a quelli del corpo insegnante. Di
fatto le esposizioni (affixiones) di
emblemi composti da studenti divennero rapidamente una caratteristica tipica
dei collegi dei gesuiti[11].
Il posto privilegiato che i
gesuiti diedero all’emblematica in pedagogia era motivato dalla convinzione
consacrata dal tempo che nel processo di apprendimento l’occhio è l’organo di
senso più importante e quindi che le
immagini visive, come gli emblemi, hanno un effetto più profondo e duraturo
sulla memoria rispetto alle parole: “Codificare l’argomento in libri di emblemi
rende più facile cogliere il significato e imparare a memoria; decodificare
leggendo e guardando rende il contenuto più facilmente e durevolmente assimilabile”[12].
Perciò l’emblema era intrinsecamente collegato all’arte della memoria, il cui
scopo principale non era semplicemente la memorizzazione, ma la composizione
creativa, che coinvolgeva le facoltà intellettive, stimolava nuova riflessione
e sfociava nella “produzione” di cose nuove. Questo processo implicava il
creare immagini che impressionassero, cioè immagini con una forte carica
emotiva (sanguinose, violente, mostruose, patetiche, che vogliono in qualche
modo provocare o incutere timore), o il porre immagini comuni in contesti inattesi[13].
Considerate attraverso il prisma della tradizione emblematica, le immagini e le
metafore di Francesco assumono immediatezza e vivacità nuove.
Francesco e la tradizione emblematica
Francesco è stato descritto come persona
dall’“abito mentale emblematico, senza il quale il suo modo di scrivere è inconcepibile”[14].
Anche se Francesco non è mai stato autore di un libro di emblemi (di uno fu
però il soggetto: La vie symbolique du
bienheureux François de Sales di Gambart), ci sono molti dati nella vita e
negli scritti di Francesco che dimostrano gli stretti legami tra il santo e la
tradizione emblematica.
Nel suo studio classico sul
periodo che Francesco trascorse a Parigi come studente, Elisabeth Stopp ricorda che la congregazione mariana di cui Francesco faceva parte
aveva la duplice funzione di pia confraternita e di accademia letteraria. È
significativo che una delle attività di questo gruppo nei suoi incontri
settimanali come accademia era “‘enigmi, iscrizioni e stemmi simbolici’, cioè
venivano composti degli emblemi con scritte o disegni e sottoposti al giudizio degli altri” (ibid.).
Inoltre
essendo formato a comporre e disegnare emblemi, Francesco condivideva con gli
scrittori emblematici suoi contemporanei fonti comuni, come
Non di minore importanza è che
Francesco avesse dimestichezza con gli sviluppi contemporanei della letteratura
emblematica. Ad esempio, nella Prefazione al Trattato dell’amor di Dio (1616), Francesco include nel suo elenco
di autori e libri sull’amore di Dio “dei nostri giorni” il gesuita Louis
Richeome (1544-1625) e la sua importante e innovativa opera emblematica La peinture spirituelle: L’art d’admirer,
aimer & louer Dieu en toutes ses oeuvres …([La pittura spirituale: L’arte di ammirare, amare e lodare Dio in tutte
le sue opere] …; Lyon, 1611). Il libro di Richeome riprende dei tentativi
precedenti di Ignazio di Loyola e del suo più stretto collaboratore, Jerome
Nadal (1507-80), di sviluppare una teologia delle immagini pittoriche e il suo
ruolo nel coltivare la vita spirituale. Francesco ha parole sentite di lode per
Richeome e La peinture spirituelle:
“questo autore è così amabile sia personalmente sia nei suoi splendidi scritti
che lo è indubbiamente anche di più quando scrive sull’amore” (Oeuvres IV, 6)[16].
Francesco, inoltre, era amico stretto di un altro gesuita autore di opere emblematiche,
Étienne Binet (1569-1639), da quando erano studenti insieme al collegio di
Clermont, e la guida spirituale e intellettuale di Francesco, Antonio Possevino
(1534-1611), aggiunse un lungo capitolo sugli emblemi all’edizione veneziana
del 1603 della sua monumentale Bibliotheca
Selecta (pubblicata per la prima volta a Roma nel 1593)[17].
Il vero fondamento della
mentalità e della tradizione emblematiche è discusso da Francesco nella lettera
del 5 ottobre 1604 sul ministero della predicazione ad André Frémyot
(1573-1641), fratello di S. Giovanna di Chantal, divenuto da poco arcivescovo
di Bourges. Nello spiegare l’opportunità di trarre dalla storia naturale materia
da usare nelle omelie, Francesco si appella al principio del simbolismo
universale, formulato per la prima volta da S. Agostino (354-430) e sviluppato
poi da S. Bonaventura (1221-74): “E che dire della storia naturale? Una cosa
eccellente, perchè il mondo, fatto dalla parola di Dio, riflette questa parola ovunque;
ogni sua parte canta la lode del suo Creatore. È un libro pieno della parola di
Dio, ma con un linguaggio che non tutti comprendono. … Questo libro è adatto
per trarne similitudini, paragoni …” (Oeuvres
XII, 307)[18].
Sono stati documentati numerosi paralleli tra passaggi
particolari degli scritti di Francesco e illustrazioni specifiche di libri di
emblemi del suo tempo. Per esempio, Agnès Guiderdoni-Bruslé, in un recente articolo
sulle immagini e gli emblemi nella spiritualità di Francesco, ha giustapposto
illustrazioni di picturae tratte da
quattro diversi libri di emblemi con passi dell’Introduzione alla Vita Devota (1609) che servono da commento a
queste immagini[19]. Qui può bastare un
esempio: il Cristo che riposa nel cuore
di Anton II Wierix (ca. 1586) e l’istruzione di Francesco a Filotea di
potersi
mettere alla presenza di Dio ricordando che Egli è presente in modo particolare
nel suo cuore (II, 2) (Figura 3). (È degno di nota che delle incisioni simili a
quelle di Wierix appaiono sul frontespizio della editio princeps del Trattato
e sull’edizione in folio del 1652 delle opere di Francesco). Ad eccezione
dell’incisione della Pietà sul frontespizio, l’editio princeps dell’Introduzione
non ha illustrazioni; tuttavia paralleli tra il testo ed alcuni emblemi servono
ad evidenziare l’affinità (e la competizione?) che esisteva ai tempi di Francesco
tra immagini visive e un linguaggio
e un modo di descrivere vividi e immaginifici: una tecnica retorica nella quale il nostro santo eccelleva e che
dai suoi contemporanei era considerata l’apice della virtuosità omiletica[20].
L’esaltazione emblematica di Francesco di
Sales
Dall’inizio del XVII sec. in poi
gli emblemi permearono virtualmente ogni aspetto della vita: il teatro; eventi ecclesiastici,
liturgici e civici; vita di corte, ecc. E questo è vero anche nella vita di
Francesco. Nel corso della missione nello Chablais immagini emblematiche furono
esposte pubblicamente durante le Quarantore che Francesco e i suoi
collaboratori tennero a Thonon dall’ 1 al 3 ottobre
Dopo la morte di Francesco, la
sua dottrina e la sua apoteosi furono regolarmente esaltate con emblemi sia stampati
sia come parte delle celebrazioni per la sua beatificazione (1661) e per la sua
canonizzazione (1665). Per esempio, la bella edizione in folio delle opere di Francesco pubblicata a Parigi nel
1652 include un emblema sotto forma di un piccolo quadro, tratto principalmente
dagli scritti del santo, all’inizio di ogni libro e delle parti che lo
costituiscono. L’intento di questi emblemi, come indica la prefazione del
libro, è duplice: fornire un’idea del contenuto che segue e suscitare la
curiosità di chi legge / guarda così che si sforzi di comprendere il significato
dell’immagine.
La chiesa del primo monastero
della Visitazione ad Annecy (l’attuale chiesa di S. Francesco di Sales), luogo
in cui fu inizialmente seppellito Francesco, fu adornata con emblemi per le solenni
cerimonie tenutevi il 30 aprile 1662 per celebrare la sua beatificazione. (La
celebrazione della sua canonizzazione ad Annecy nel 1666 fu più modesta). Anche
oggi si possono vedere due eleganti emblemi scultorei policromi (cfr. gli
emblemi XXVII e XXXI in Gambart) sul retroaltare dell’altare maggiore di questa
chiesa: un vivo richiamo dello stretto rapporto di Francesco con la tradizione
emblematica[21]. Le celebrazioni per la
canonizzazione di Francesco tenute al di fuori di Annecy inclusero anche delle
composizioni emblematiche, quali la parata dei carri rappresentanti le virtù
del santo, disegnate dal gesuita Claude-François Ménestrier (1631-1705), che erano
parte delle cerimonie solenni tenute a Grenoble il 26 maggio 1667. Questa è la
seconda esaltazione emblematica più importante di Francesco dopo il Libro degli
Emblemi di Gambart[22].
Il Libro degli Emblemi di Gambart
Agli inizi dell’età moderna, gli
emblemi erano usati per esaltare i santi perché erano un modo di presentare la
loro vita e la loro dottrina conciso e facile da ricordare. Perciò le
collezioni di emblemi dedicate alla vita e alle virtù dei santi erano spesso
parte della letteratura “promozionale” prodotta
nel corso del processo di canonizzazione. Questo è anche il contesto del Libro
degli Emblemi di Gambart, dedicato e indirizzato alle sorelle del monastero
della Visitazione del Faubourg Saint-Jacques di Parigi, dove Gambart (1600-1668),
un sacerdote di S. Vincenzo de’ Paoli, fu cappellano per oltre trent’anni.
L’ampio pubblico a cui si rivolgeva in modo immediato sarebbe stato ben preparato per il suo approccio, perché “Il tipo
di gente che leggeva i libri di S. Francesco o che entrava alla Visitazione o
in altri Ordini riformati nella prima metà del XVII secolo avrebbe sicuramente
avuto familiarità con i libri di emblemi religiosi e con un pensiero emblematico”[23].
Gli emblemi di Gambart o
visualizzano molte delle immagini letterarie di Francesco (Figura 4) o attingono
ad altre fonti popolari della tradizione emblematica. Il carattere del libro di
Gambart è meditativo piuttosto che celebrativo, come il ricordo di Francesco da
parte di S. Giovanna di Chantal. Ogni emblema invita chi legge o guarda a
meditare su un episodio della vita di Francesco o su una delle sue virtù
caratteristiche con l’intento di imitare il santo. Per facilitare il processo
di imitazione, è proposto un emblema
per ognuna delle cinquantadue settimane dell’anno con una meditazione, che è
poi seguita da sette punti per la preghiera e l’azione, uno per ogni giorno
della settimana. Mediante gli emblemi, Gambart, in un modo concreto e facile da
ricordare, rende accessibili le qualità veramente notevoli della vita di
Francesco e gli elementi caratteristici della spiritualità salesiana.
Nella lettera dedicatoria del suo libro alle
Visitandine, Gambart afferma che raccontare la storia della vita di Francesco
con emblemi è un modo di presentare la sua biografia che rimane fedele al santo
stesso, il quale usa costantemente le immagini come “veli” e “simboli” per insegnare
verità e virtù, ed è un omaggio al suo modo emblematico di pensare. Inoltre,
secondo Gambart, il metodo di Francesco di insegnare attraverso immagini mette
in evidenza la sua imitazione di Cristo (Figura 5), che, nella Sua vita e nel
Suo apostolato, utilizzò ampiamente e
autorizzò l’uso di immagini e similitudini perché “sotto il nome delle cose più
familiari e comuni, [Egli] rivelò Se stesso e le Sue virtù più sublimi
all’umanità” (45).
Pensieri conclusivi

La vita e gli scritti di
Francesco coincidono con la parte più ricca e prolifica dell’età emblematica, soprattutto
nell’emblematica sacra. Considerare Francesco in questo contesto offre
un’apertura importante sul processo del suo pensiero e indica la via per un
nuovo approccio alla sua vita e ai suoi scritti che è fedele alla storia, ma
che è anche in sintonia con il primato dato all’immagine nella cultura di oggi. Possiamo portare via qualcosa, e cosa,
dalla precedente analisi di un argomento così complesso, ma così affascinante? Oltre
al resto emergono tre elementi.
Primo: è una verità lapalissiana
che “un’immagine vale mille parole” e quanto più un’immagine è insolita e
colpisce, tanto più si ricorderà. I lettori moderni talvolta sono distratti
dall’abbondante uso da parte di Francesco di immagini prese dalla storia
naturale, ma queste immagini non devono essere sembrate meno strane ai suoi
lettori del XVII secolo. La loro utilità non sta nel loro contenuto di verità
oggettiva (ammesso che ne abbiano),
ma nella loro funzione mnemonica in quanto “alludono a” qualcos’altro, per es.,
alle “piccole virtù”, all’elemento particolare che Francesco sta cercando di spiegare,
ecc., in modo da fissarlo saldamente nella memoria. Secondo: giustapporre
emblemi e passi degli scritti di Francesco mette in luce la complementarietà,
ma anche la dinamica tensione intrinseca tra immagini visive e immagini
verbali, area, quest’ultima, in cui l’arte di Francesco è impareggiabile.
Terzo: gli emblemi di Gambart forniscono un mezzo per “lavorare a ritroso” sui
testi e sulla biografia di Francesco così da facilitare l’apprendimento e la memorizzazione
degli esempi virtuosi e dell’inesauribile dottrina spirituale del nostro santo.
Joseph F. Chorpenning,

Studi salesiani nel mondo

Nomina di un nuovo membro della ICSS
Tra le aggiunte allo Statuto della ICSS, proposte dalla ICSS nel suo incontro a Roma
nell’aprile 2005 e approvate successivamente dal Consiglio Generale, c’era
quella di un quarto membro per rappresentare le aree di lingua spagnola e
portoghese. Il Consiglio Generale ha recentemente nominato come membro della
ICSS con questo ruolo il P. Valdir Formentini,
Borse di studio della ICSS per il 2006-2007
Il Consiglio Generale, su indicazione della ICSS, ha
approvato le borse di studio per il 2006-2007 per i seguenti progetti: a P.
Michael Murray,
Notizie Web
Uno dei principali obiettivi della ICSS è quello di
aiutare le province e le regioni degli Oblati a creare un proprio sito. Grazie
agli sforzi instancabili e all’indispensabile assistenza di P. Herbert Winklehner,
Asia
Cina
P. John Harvey,
India
Negli ultimi mesi
Una settimana circa dopo la celebrazione anniversaria
di P. Smuda, John George Kadavumkandathil
ha fatto la professione definitiva come Oblato di S. Francesco di Sales.
È il dodicesimo confratello indiano professo e la comunità Bliss [Beatitudine]
e molti amici hanno festeggiato con gioia l’impegno di John. Poco dopo questo
memorabile evento, è stato ordinato sacerdote il decimo confratello indiano, P.
Bala Swamy: un’altra occasione di grande gioia per gli Oblati di S. Francesco
di Sales in Asia e in verità in tutto il mondo. P. Bala Swamy proviene da
Suriapet nell’Andhra Pradesh e svolgerà il suo ministero come vicario
parrocchiale nella diocesi di Vizhak. Le foto di queste celebrazioni molto
vivaci si possono vedere sul sito: http://www.osfs-asia.net/news.html.
P. Shaju Kanjiramparayil,
Filippine
Come è stato detto in uno dei numeri precedenti di questa
Circolare,
Corea del Sud
Lo scorso maggio i Salesiani di Don Bosco hanno
ospitato un Festival musicale per giovani a cui hanno partecipato 5000 fra
ragazzi e giovani adulti. Il Festival, che ha ricordato il cinquantesimo
anniversario dell’inizio dell’attività dei Salesiani a servizio dei giovani di
Kwangju, comprendeva un concerto e altre iniziative.
Europa
Zenit News Service ha riportato la seguente notizia:
Il Rettore Maggiore dei Salesiani ha esortato i suoi religiosi a riprendere
“con coraggio il nostro meraviglioso compito di restituire all’Europa la sua
anima”. Padre Pascual Chávez, SDB, ha consegnato questo messaggio ad un
congresso tenuto al Salesianum di Roma, il cui tema era: “Europa – terra di
missione: le sfide dell’evangelizzazione in Europa oggi alla luce dell’Esortazione
apostolica Ecclesia in Europa”.
Riferendosi alla perdita da parte del continente delle sue radici cristiane,
Padre Chávez ha commentato: “Come congregazione salesiana siamo particolarmente
consapevoli che chi risente maggiormente di questa perdita sono i giovani, che
sono i più esposti alle conseguenze negative del modello culturale dominante,
ma siamo altresì convinti che chi può meglio invertire questa tendenza sono
ancora i giovani”.
Austria-Germania del Sud
Dall’8 all’11 giugno 2006 un gruppo laicale salesiano
degli Oblati e delle Oblate di S. Francesco di Sales (Gruppo di Vienna) ha
partecipato ai ritiri salesiani presso il monastero della Visitazione di
Zangberg in Baviera, tenuti dalla signora Hannelore Flach, membro dell’equipe
per i ritiri salesiani.
Il 14 ottobre 2006 è stato ordinato sacerdote a
Dachsberg, nell’Alta Austria, Markus Kraxberger,
Il 15 dicembre 1931, P. Franz Reisinger,
Nell’Avvento 2006 P. Herbert Winklehner,
Delle giornate salesiane di ritiro hanno avuto luogo, dall’8
al 10 dicembre 2006, al centro di formazione della diocesi di Passau (Baviera)
e sono state guidate da P. Benedikt Leitmayr,
L’11 gennaio 2007 P. Josef Költringer,
Gli Oblati di S. Francesco di Sales del Salesianum
Rosental a Eichstätt in Baviera (www.salesianum-rosental.de)
nel 2007 hanno celebrato la solennità di S. Francesco di Sales con quattro
eventi diversi. Mercoledì 24 gennaio è stata celebrata
P. Thomas Günther,
Uomini giovani che vogliono saperne di più su S.
Francesco di Sales e sugli Oblati di S. Francesco di Sales sono invitati a
trascorrere un weekend al Salesianum Rosental di Eichstätt (www.salesianum-rosental.de).
Questo fine settimana, guidato da P. Thomas Vanek,
S. Francesco di Sales sempre più viene scoperto nel
mondo di lingua tedesca quale patrono non solo dei giornalisti, ma anche degli
audiolesi, dopo anni di abbandono di queste tradizioni. Il fratello Franz Wenigwieser, OFM, membro
dell’equipe del centro pastorale per i non udenti in Austria (www.gehoerlosenseelsorge.at), ha
fornito informazioni ai singoli uffici diocesani per audiolesi sul loro patrono,
in occasione della celebrazione della festa di S. Francesco di Sales di
quest’anno. A questo scopo P. Herbert Winklehner,
Paesi Bassi
Probabilmente la prima statua che rappresenta S.
Francesco di Sales e S. Giovanna Francesca di Chantal insieme è stata creata
dall’artista olandese Dik Komier di Leiden nel 2005. La statua di bronzo è alta
Francia
Come sottolineato altrove in questo numero della Circolare della ICSS (vd. sotto p. 16),
la recente morte di Sr. Marie-Patricia Burns, VSM, archivista della Visitazione
di Annecy, è una grossa perdita non solo per la sua comunità, ma anche per gli
studiosi salesiani di tutto il mondo. La dott. Hélène Bordes, amica stretta di
Mary Pat, traccia un elogio molto appassionato, affascinante, istruttivo e ben
meritato di Mary Pat nella Lettre de RES,
n° 12: “Souvenirs de Soeur Marie-Patricia, Archiviste de la ‘Sainte Source’”
[Ricordi di Sr. Marie-Patricia, archivista della ‘Santa Sorgente’”]. Lo stesso
numero include anche un articolo-recensione della dott. Bordes di Adrien Gambart’s Emblem Book: The Life of
St. Francis de Sales in Symbols [Il
libro di emblemi di Adrien Gambart: la vita di S. Francesco di Sales in simboli]
(2006) di Elisabeth Stopp così come diversi interventi presentati agli Echanges salésiens negli ultimi tre
anni: Hélène Bordes, “François de Sales et le thème de la ‘Marche’” [Francesco
di Sales e il tema del ‘cammino’ (2006); Philippe Legros, “La pratique de la
charité dans la troisième partie de l’Introduction
à la vie dévote” [La pratica della carità nella Terza parte dell’Introduzione alla vita devota] (2005);
Jean-Luc Leroux,
P. Jean Gayet,
Le Oblate di S. Francesco di Sales hanno recentemente
incaricato Sr. Madeleine Thérèse,
Le Figlie di Maria Ausiliatrice nel 2007 apriranno a
Thonon un centro di spiritualità e rinnovamento salesiani. Sr. Anne-Marie Baud,
FMA, nativa di Thonon, che avrà l’incarico di direttrice del centro, si trova
ora a Roma per ricerche su fonti salesiane.
Italia
La provincia italiana degli Oblati di S. Francesco di
Sales piange la morte di P. Emilio Testa,
Grazie alle monache della Visitazione di Salò
(Brescia)
François
de Sales et l’éducation di P.
Morand Wirth, SDB, è stato tradotto in italiano e pubblicato con il titolo Francesco di Sales e l’educazione:
Formazione umana e umanesimo integrale (Roma: Libreria Ateneo Salesiano,
2006; ISBN: 88-213-0614-3; 39 €). Per l’uscita della versione italiana, nel
maggio 2006, è stata tenuta una conferenza stampa organizzata dall’Istituto di
Teologia spirituale della Pontificia Università Salesiana. Il libro è stato
presentato da Guy Avanzini, direttore dell’Institut des Sciences et Pratiques
d’Éducation et de Formation di Lione e da Mario Midali, professore emerito di
teologia all’università.
L’influsso salesiano è presente in diversi dicasteri
vaticani soprattutto attraverso i Salesiani di Don Bosco. Questo influsso
dovrebbe essere ancora più rilevante con la recente nomina del cardinale
Tarcisio Bertone, SDB, a Segretario di Stato del Vaticano da parte di Papa
Benedetto XVI. Pure degno di nota è che P. Pascual Chávez, Rettore maggiore dei
Salesiani, ultimamente sia stato eletto Presidente dell’Unione dei Superiori
Generali.
Margherita Occhiena, la madre di Don Bosco,
recentemente è stata dichiarata “Venerabile”. All’età di cinquant’otto anni
ella lasciò la sua casetta di Colle e seguì il figlio nel suo apostolato
missionario tra i ragazzi poveri e abbandonati di Torino. Qui, per dieci anni,
madre e figlio unirono le loro vite nel dare inizio all’opera salesiana. Ella
fu la prima e principale cooperatrice di Don Bosco, dando il contributo della
sua presenza materna al metodo preventivo. In questo modo divenne la “confondatrice”
della famiglia salesiana (Zenit News).
Monache
della Visitazione
P. Valentín Viguera Franco, SDB, noto studioso
salesiano spagnolo, nel 2006 è stato nominato nuovo Assistente Generale delle
Monache della Visitazione. Le sue pubblicazioni includono una traduzione spagnola
delle Meditazioni sulla Chiesa
(Controversie) (1985), una biografia di S. Francesco di Sales (1990) e uno
studio comparato della spiritualità di S. Francesco di Sales e di S. Giovanni
Bosco (1992). P. Viguera è stato inoltre confessore delle monache della
Visitazione del monastero di Siviglia. Il compito dell’Assistente Generale è di
promuovere la spiritualità delle Visitandine nel mondo, incoraggiare la vita
contemplativa, preservare l’unità e l’autentico spirito della Regola.
Figlie di S. Francesco di Sales
Il gruppo delle Figlie di S. Francesco di Sales
dell’Austria (www.franz-von-sales.org),
nel settembre
La responsabile regionale del gruppo svizzero delle
Figlie, Helen Dora-Fehr, ha partecipato all’incontro delle responsabili delle
Figlie di S. Francesco di Sales di lingua francese. Il tema dell’incontro, “Essere
testimoni d’amore”, poneva l’accento sulla sfida salesiana del che cosa
significa essere testimoni d’amore: amare gli altri non solo come se stessi, ma
come Dio li ama.
Due membri del gruppo del Baden (Germania)
termineranno i loro due anni di formazione nel febbraio 2007; diventeranno
quindi membri ufficiali delle Figlie facendo le loro promesse di consacrazione.
P. Antony Kolencherry, MSFS, direttore spirituale del
gruppo svizzero delle Figlie, predicherà il loro ritiro nel marzo 2007 al
monastero della Visitazione di Solothurn in Svizzera.
Stati Uniti
Provincia di Toledo-Detroit
Dal 18 al 22 ottobre il centro De Sales Resources
& Ministries a Stella Niagara (New York) ha ospitato il Salesian Scholars
Seminar [Seminario degli studiosi di S. Francesco di Sales], che si svolge ogni
due anni e il cui tema quest’anno era “Immagini e simboli nella tradizione
salesiana”. Nella prima giornata vera e propria del seminario, la dott. Agnès
Guiderdoni-Bruslé, una specialista dell’Università Cattolica di Lovanio (Belgio)
nel campo della letteratura sugli emblemi, ha guidato un seminario di gruppo sugli
emblemi relativi alla vita e all’epoca di S. Francesco di Sales. Nei due giorni
successivi sono stati presentati otto interventi con il metodo già sperimentato
nell’ultimo Seminario di far riassumere l’intervento a una persona che non sia
l’autore e aprendo poi il dibattito tra tutti i partecipanti. Sono stati
discussi i seguenti interventi: dott. Patricia Siegel Finley, “La croce:
immagine emblematica secondo
Un’altra conferenza salesiana che ha avuto successo,
la 24a Conferenza annuale sulla spiritualità di S. Francesco di
Sales e S. Giovanna Francesca di Chantal intitolata a Joseph F. Power,
La dott. Patricia Siegel Finley, una Figlia di S.
Francesco di Sales e preside del Dipartimento di Lingue Straniere alla State
University di New York-Brockport, si è generosamente offerta per curare
l’edizione dei saggi di P. Joseph Power,
Provincia di Wilmington-Philadelphia
La provincia piange la morte di P. Richard J.
Wojnicki,
Nel giorno della Festa dei Fondatori, il 12 ottobre
2006, la provincia ha festeggiato con sincera gratitudine i dodici anni di
servizio di P. Lewis S. Fiorelli,
Per celebrare
Christopher Dayett, un musicista, parrocchiano della
chiesa della Immacolata Concezione, N.C., che ha terminato
Il De Sales Spirituality Center continua ad offrire
numerose iniziative: missioni parrocchiali, ritiri, giornate di raccoglimento,
ecc., su tutto il territorio degli Stati Uniti. Durante la quaresima saranno
proposte iniziative sulla spiritualità salesiana in parrocchie della Virginia,
del Kentucky, del Texas e della Pennsylvania e al Collegio militare dell’esercito
degli Stati Uniti di Carlisle sempre in Pennsylvania. Per ulteriori informazioni
su come il Centro può aiutare nel mettere a disposizione queste attività e
altri servizi, contattare P. Michael Murray,
P. Thomas B. Curran,
La terza giornata annuale di riflessione e rinnovamento
tenuta dagli Oblati di S. Francesco di Sales nella Bishop Ireton High School di
Alexandria, Va., in occasione della quaresima con il tema “Vivere Gesù nel
Nel corso di un pranzo, a cui hanno partecipato più di
700 persone di fedi diverse, è stato conferito a P. Daniel Gambet,
La fraternità dei Figli di S. Francesco di Sales ha
fatto il suo ritiro annuale dal 3 al 5 novembre 2006 al Centro di spiritualità
del Preziosissimo Sangue di Columbia, Pa., sotto la guida di P. Joseph F.
Chorpenning,
Il Salesian Leadership Institute della De Sales
University, diretto da p. Thomas Dailey,
Durante la “Heritage Week” [“Settimana dell’eredità”]
(21-25 gennaio 2007),
Fransaliani
I Missionari di S. Francesco di Sales (MSFS),
conosciuti anche come Fransaliani, hanno messo on line “Facile consultazione
tematica delle Prospettive Salesiane” (Thematic Easy Reference to Salesian
Perspectives) su settantacinque differenti argomenti, come abbandono, santa
indifferenza, semplicità, ecc.: http://www.fransalians.com/sfs-views/salesian-views.htm.
Simposio su Spiritualità salesiana e
educazione
Un simposio su Spiritualità salesiana e educazione con
particolare riferimento alla missione della evangelizzazione ed educazione dei
giovani si terrà dal 18 al 25 luglio
Risorse online
Henri Bremond, Histoire littéraire du sentiment religieux
en France depuis la fin des guerres de religion jusqu’à nos jours. Tutti gli undici volumi su http://www.abbaye-saint-benoit.ch/histoiredusentimentreligieux/
L’Introduzione
alla Vita Devota, il Trattato
dell’amor di Dio e i Trattenimenti
spirituali in francese possono essere trovati su http://www.abbaye-saint-benoit.ch/saints/francoisdesales/index.htm
Vedere “All Bookstores” per un elenco di libri su S.
Francesco di Sales in varie lingue: http://www.allbookstores.com/Francis_De_Sales_Saint_1567-1622.html
Una breve biografia di S. Giovanna di Chantal con note
a piè di pagina, più un atto di abbandono e tre modi di pregare tratti dalle Istruzioni di Giovanna in francese si
possono trovare su http://missel.free.fr/Sanctoral/12/12.htm.
Nuove pubblicazioni
Enzo Bianco, Francesco
di Sales. Contro-storia di un mansueto (Leumann [Torino], Editrice Elle Di
Ci 2001). Questa opera si delinea come la storia di un uomo e di un sacerdote
portavoce della dolcezza cristiana che
si contrappone alla maggior parte delle storie basate sulla violenza.
Françoise Bouchard, Sainte Jeanne de Chantal ou la puissance d’aimer (S. Giovanna di
Chantal o la potenza di amare) (Parigi, Salvator, 2004). Una versione
abbreviata in francese di questo libro si può trovare on line su: http://pages.infinit.net/eglisejc/s5-s-jeanne-htm.
Henri Bremond, Histoire littéraire du sentiment religieux
en France depuis la fin des guerres de religion jusqu’à nos jours. (Storia letteraria del sentimento religioso in
Francia dalla fine delle guerre di religione fino ai nostri giorni) (Grenoble,
Jérôme Millon, 2006). Una nuova edizione in cinque volumi con commento.
Joseph F. Chorpenning,
Stefan Hauptmann, Franz
von Sales: Novene (Francesco di Sales: novena), (Monaco, 2007). Nove giorni
di preparazione spirituale con Francesco di Sales. Questa novena si trova anche
on line su: www.franzvonsaleslexikon.de.
Herbert Winklehner,
Diverse riviste ben note in Germania di supporto per
omelie sempre più menzionano S. Francesco di Sales: Gottes Volk, Lesejahr B72006, ed. Bernhard Krautter and Franz-Josef Ortkemper (Stuttgart:
Verlag Katholisches Bibelwerk, 2006), 32-33; Die Botschaft heute, Kontexte zu Liturgie und Predigt, Heft 9/2006,
ed. Kurt Josef Wecker (Aachen: Bergmoser + Höller, 2006), 341-42. Altre
pubblicazioni: Gottes Wort im Kirchenjahr
2000, Lesejahr B, Volume 1, ed. Rainer
Rack, OMI, (Würzburg: Echter Verlag, 2000), 223-25, sermone di Klaus Leist per
la festa di S. Francesco di Sales, sul tema: “Un santo notevole e amabile”; Gottes Wort im Kirchenjahr 2004,
Lesejahr C, vol. 1, ed. Thomas Klosterkamp, OMI (Würzburg: Echter Verlag, 2003), 59-60, sermone di
Klaus Leist per il Natale: Gottes Wort im
Kirchenjahr2005, Lesejahr A, vol. 1, ed. Christoph Heinemann, OMI (Würzburg:
Echter Verlag, 2004), 209-12, sermone di Klaus Leist per il Capodanno.
Quelli che seguono sono nuovi titoli / edizioni
disponibili presso il De Sales Resources & Ministries (www.desalesresource.org): nuova
edizione rivista di Wendy Wright, Francis
de Sales: Introduction to the Devout Life and Treatise on the Love of God (Introduzione alla vita devota e Trattato
dell’amor di Dio); John Francis Fink, Letters
to Francis de Sales: Mostly on Prayer (Lettere
di Francesco di Sales: per lo più sulla preghiera; ristampa di Jean-Pierre
Camus, The Spirit of Francis de Sales
(Lo spirito di Francesco di Sales);
Lorenzo Scupoli, Spiritual Combat: How to
Win Spiritual Battles and Attain Inner Peace (Combattimento spirituale: come vincere le battaglie spirituali e
raggiungere la pace interiore) (Sophia Press, 2002) una edizione ridotta
della traduzione inglese pubblicata da Longmans, Green & Company, London,
1899; una registrazione di Holiness in
Everyday life: The Wisdom of St. Francis de Sales (La santità nella vita di ogni giorno: la sapienza di S. Francesco di
Sales) di Ralph Martin.
La casa editrice dei salesiani di don Bosco, Don Bosco
Verlag, ha prodotto una serie di piccoli pieghevoli in cui sono presentati ai
bambini vari santi salesiani. In questa serie si possono facilmente trovare Don
Bosco, Domenico Savio, Maria Mazzarello, Michele Rua, Laura Vicuna e, ora, S.
Francesco di Sales.
Nel 2007 la rivista salesiana LICHT si dedicherà
all’argomento “Pregando con S. Francesco di Sales”. I sei numeri del 2007
avranno i seguenti argomenti: “Pregare?”, “Quando pregare?”, “Dove pregare?”,
“Come pregare?”, “Che cosa pregare?” e “Lo scopo della preghiera”. La rivista
LICHT si trova anche on line: www.zeitschrift-licht.de.
Il numero del 100° anniversario di LICHT contiene un articolo “Die salesienische Lehre verbreiten” (Divulgare il carisma salesiano) che
commemora il 30° anniversario della Commissione Internazionale di Studi Salesiani.
Il Monastero della Visitazione di Tyringham, Ma, ha
riavviato la pubblicazione della sua circolare semestrale, Living Spring. Il numero dell’agosto 2005 riporta due CD intitolati
“Christmas at Mont Deux Coeurs” (Natale a Mont Deux Coeurs) registrati dalle suore
e disponibili per l’acquisto su www.nunsong.com.
CALENDARIO
SALESIANO 2007
PER GLI OBLATI DI S. FRANCESCO DI SALES
Mercoledì
10 gen. Festa di S. Léonie
Françoise de Sales Aviat, confondatrice delle suore Oblate di S. Francesco di
Sales
Mercoledì
24 gen. Solennità di S.
Francesco di Sales, patrono principale della congregazione
Venerdì
2 feb. 99° anniversario della
morte di p. Brisson (1908)
Giovedì
31 mag. Festa della
Visitazione della Vergine Maria
Venerdì
15 giu. Solennità del Sacro
Cuore di Gesù
Sabato
18 ago. Festa di S. Giovanna
Francesca di Chantal, patrona secondaria della congregazione (12 dicembre fuori
delle Americhe)
Venerdì
12 ott. Fondazione degli
Oblati di S. Francesco di Sales
Martedì
16 ott. Festa di S.
Margherita Maria Alacoque, apostola del Sacro Cuore
Mercoledì
21 nov. Memoria della Presentazione
della Vergine Maria
Mercoledì
12 dic. Festa di S. Giovanna
Francesca di Chantal, patrona secondaria della congregazione (18 agosto nelle
Americhe)
Direttore: Joseph F.
Chorpenning,
Capocronista: Alexander T. Pocetto,
Grafica, composizione e stampa presso il Printing
Office della Saint Joseph’s University Press, 5600 City Avenue, Philadelphia,
PA 19131-1395, USA.
Marie-Patricia
BURNS, VSM (1925-2005)
Sr
Marie Patricia Burns, VSM, o Mary Pat, come moltissimi la conoscevano, è morta
il 3 dicembre 2005, una settimana prima del suo 80° compleanno, a Lione, dove è
morto anche S. Francesco di Sales. Mary Pat era stata colpita da infarto il giorno
precedente e trasportata in ambulanza all’ospedale di Annecy. Su consiglio del
primario di cardiologia fu trasferita all’ospedale di Lione dove poteva essere
sottoposta a esami più approfonditi. Ma, a causa del suo stato indebolito, il
viaggio si rivelò eccessivo e, giunta a Lione, morì. Al momento della sua
morte, Mary Pat era archivista del monastero della Visitazione di Annecy,
Nata
a Denver, Colorado, il 10 dicembre 1925, Mary Pat imparò l’arte dello scrivere
dal padre, che era giornalista. Sembrava destinata a una carriera nel
giornalismo ma discernendo la vocazione alla vita consacrata come visitandina,
entrò nel monastero di Toledo, Ohio, dove fece la sua prima professione il 30
maggio 1946. Diversi anni dopo la sua professione solenne, fu scelta, con altre
tre suore, per la fondazione di un monastero in Atlanta, Georgia. Per
prepararsi a questo compito le quattro suore furono mandate a Annecy.
Sopravvissuta nell’infanzia alla poliomielite, Mary Pat non fu mai robusta e le
pesanti incombenze e fatiche che la fondazione di Atlanta richiese alla fine
minarono la sua salute e fu ricoverata. Il suo ricovero fu seguito da due anni
di convalescenza presso sua sorella a Phoenix, Arizona. Le sue superiore le
proposero di ritornare a Annecy dove il clima era simile a quello del Colorado
dove era nata e Mary Pat accettò. Il 21 gennaio 1967 s’incorporò nella comunità
di Annecy dove fu maestra della novizie e poi archivista.
Fu
come archivista che Mary Pat si fece strada nel mondo degli studi salesiani, ai
quali diede un incalcolabile e durevole contributo. Il suo studio pionieristico
su S. Giovanna di Chantal, insieme a quelli di Elisabeth Stopp e Wendy Wright,
contribuì alla riscoperta della “Giovanna storica” e del suo contributo personale
alla fondazione dell’Ordine della Visitazione e alla spiritualità salesiana. Il
meticoloso e approfondito studio quasi ventennale delle lettere di Giovanna
sfociò nella assai elogiata edizione critica dell’intera corrispondenza della
santa, pubblicata in sei volumi dalle Éditions de Cerf (1986-1996), per la
quale a Mary Pat fu conferito il premio Descostes dell’Académie de Savoie. Mary
Pat ha introdotto il vol. 5, ma i rimanenti volumi contengono i saggi
introduttivi di una rassegna di studiosi salesiani francofoni tra i più
importanti: André Ravier, sj, (vol. 1), Roger Devos (2 ), Louis Terreaux (3),
Elisabeth Rabut ( 4) e Hélène Bordes (6).
L’edizione
critica della corrispondenza di Giovanna fu seguita nel 2002 dalla biografia
definitiva, intrapresa su invito dell’Académie Salésienne di Annecy, di
un’altra grande visitandina, Françoise-Madeleine de Chaugy, brillante
intellettuale e scrittrice di talento del XVII secolo, che con coraggio e
risolutezza superò le infinite difficoltà e sfide del processo di
canonizzazione di Francesco di Sales. Mary Pat ha giocato un ruolo cruciale
nell’organizzare l’importante convegno “Visitation et Visitandines aux XVIIe
et XVIIIe siècles”, svoltosi a Annecy nel 1999 (gli “Atti” furono
pubblicati nel 2001) così come nell’allestire la ricca mostra che lo ha
accompagnato. Nel corso degli anni ha pubblicato numerosi articoli e saggi sui
fondatori della Visitazione, illuminando ogni volta un aspetto fondamentale, ma
trascurato, dei suoi amati Giovanna e Francesco. Per es., il suo scritto
“Giovanna di Chantal e il perdono” (1998) studiò l’eroica magnanimità della
santa nel perdonare in varie occasioni: a suo marito che le era stato infedele;
all’uomo che accidentalmente uccise suo marito; alla serva-padrona del suocero che
tiranneggiava Giovanna a Monthelon. Una menzione speciale merita l’articolo di
Mary Pat, “Visitandines” nel prestigioso Dictionnaire
de Spiritualité, vol. 16 (1994). (Da parte del Salesian Scholars Seminar è
in corso la raccolta in un unico volume degli scritti di Mary Pat disponibili
in traduzione inglese). Si sperava che, per il IV centenario della fondazione della
Visitazione nel 2010, Mary Pat avrebbe scritto una biografia di Giovanna di
Chantal e una storia della comunità di Annecy e dell’Ordine, ma la sua morte
lascia che questo lavoro sia preso in considerazione da un altro studioso.
L’atteggiamento e lo spirito giovanili ed energici
di Mary Pat, che nascondevano la sua età anagrafica, hanno lasciato un’impressione
indelebile in tutti coloro che l’hanno conosciuta e le hanno voluto bene. Gli
studiosi salesiani di tutto il mondo facevano affidamento sulla sua
incomparabile conoscenza delle origini della Visitazione e del pensiero
salesiano, oltre che sulla sua grande premura e generosa prontezza nell’assisterli
nelle loro ricerche. Il tratto caratteristico dell’approccio di Mary Pat agli
studi era un’immersione nelle fonti primarie della tradizione salesiana, con un’insistenza
sulla assoluta necessità di questo metodo per ottenere risultati che fossero il
più possibile accurati storicamente. I suoi molti amici e colleghi ne sentono
profondamente la mancanza e la sua morte lascia un vuoto nel mondo salesiano.
Possano l’ardente devozione di Mary Pat al Francesco e alla Giovanna storici, l’elevata
qualità della ricerca pur senza pretese e il suo generoso spirito di
collaborazione essere una fonte continua di incoraggiamento e di ispirazione
alle generazioni presenti e future di studiosi salesiani! R.i.p.
[1] E. Stopp, “Francis de Sales at Clermont
College: A Jesuit Education in Sixteenth-Century Paris” [Francesco di Sales al Collegio di Clermont: una
formazione gesuitica nella Parigi del XVI secolo], nel suo A Man to Heal Differences: Essays and Talks on
St. Francis de Sales [Un uomo per guarire le differenze: saggi e
conferenze su S. Francesco di Sales] (Philadelphia, Saint Joseph’s Univ. Press, 1997), 23-
[2] C. Helms, “Introduction” alla sua edizione e traduzione di Fénelon: Selected Writings [Fénelon: Scritti scelti], Classics
of Western Spirituality [Classici della
spiritualità occidentale] (New York, Paulist Press, 2006), 3-
[3] S. Rawles, recensione in Society
for Emblem Studies Newsletter [Circolare
della Società per gli studi degli emblemi], n. 39 (luglio 2006), 5-
[4] A. Guiderdoni-Bruslé, “The Contexts of Adrien Gambart’s Emblem Book:
Literary, Cultural, Biographical, and Christological [I contesti del libro di
emblemi di Adrien Gambart: letterario, culturale, biografico, cristologico]”,
in Adrien Gambart’s Emblem Book (1664):
The Life of St. Francis de Sales in Symbols, una edizione in facsimile con
uno studio di E. Stopp, a cura di T. O’Reilly (Philadelphia, Saint Joseph’s
Univ. Press, 2006), 11-
[5] Altrove Francesco usa l’immagine del raggio di luce per descrivere la
santificazione prenatale di Giovanni Battista da parte di Gesù (Oeuvres IX, 384-385; Sermone per
[6] Sui libri di emblemi protestanti vd. A. Adams, Webs of Allusion: French Protestant Emblem Books of the Sixteenth Century[Intrecci allusivi: i libri di emblemi della Francia protestante del XVI secolo] (Ginevra, Droz, 2003).
[7] Su questa dimensione dell’emblematica sacra vd. A. Guiderdoni-Bruslé, De la figure scripturaire à la figure emblématique: Emblématique et spiritualité, 1540-1740 [Dalla figura scritturistica alla figura emblematica: emblematica e spiritualità] (Turnhout, Brepols, 2007).
[8] L. Richeome, Trois discours pour la religion catholique… (Bordeaux,
1597), 412, citato in R. Dekoninck, “Meditation on the res incorporea (invisible or abstract)
[Meditazione sulla res incorporea (invisibile
o astratta)]”, in Emblemata sacra: Emblem
Books from the Maurits Sabbe Library, Katholieke Universiteit Leuven [Emblemata sacra : libri di emblemi
della Biblioteca Maurits Sabbe dell’Università Cattolica di Lovanio], exh.
cat. (Philadelphia, Saint Joseph’s Univ. Press, 2006), 23-
[9] Vd. Corpus Librorum Emblematum: The Jesuit Series [Il Corpus dei libri di emblemi: la serie dei gesuiti], compilato e curato da P. M. Daly e G. R. Dimler, SJ, e pubblicato da McGill-Queen’s Univ. Press (Parte 1, 1997) e Univ. of Toronto Press (Parte 2, 2000; Parte 3, 2002; Parte 4, 2005). Dire che i libri di emblemi sono stati dei “bestsellers” è affermare una cosa ovvia. L’esempio del gesuita tedesco Jeremias Drexel (1581-1638) è istruttivo. Drexel, lo scrittore più produttivo e pubblicato dell’Europa del XVII secolo, scrisse dodici libri di emblemi, ognuno dei quali fu tradotto e ripubblicato in numerose edizioni successive. Tra il 1618 e il 1642 furono venduti di Drexel dai suoi tre editori solo a Monaco 170.000 libri di emblemi. Questa è una cifra sbalorditiva avendo Monaco a quel tempo solo 22.000 abitanti. Vd. G. R. Dimler, SJ, The Jesuit Emblem: Bibliography of Secondary Literature with Select Commentary and Descriptions [L’emblema presso i gesuiti: bibliografia ragionata della letteratura riguardante l’argomento] (Brooklyn, AMS Press, 2005), xii.
[10] K. Porteman, “The Use of the Visual in Classical Jesuit Teaching and
Education [L’uso della dimensione visiva nell’insegnamento e nella didattica
tipici dei gesuiti]”, Paedagogica
Historica 36 (2000), 179-
[11] K. Porteman, “Introductory Study [Studio introduttivo]”, in Emblematic Exhibitions at the Brussels
Jesuit College (1630-1685): A Study of Commemorative Manuscripts (Royal
Library, Brussels) [Esposizioni di emblemi
al Collegio dei gesuiti di Brussel (1630-1685): uno studio dei manoscritti
commemorativi (Royal Library, Brussel)], trad. di A. Simoni (Brussel, Royal
Library / Turnhout, Brepols, 1996), 9-46, spec. 10-11, 14-15, e J. Cull, “The
Baroque at Play: Homiletic and Pedagogical Emblems in Francisco Garau and Other
Spanish Golden Age Preachers [Il Barocco in azione: emblemi omiletici e
pedagogici in Francisco Garau e altri predicatori del Secolo d’oro spagnolo]”,
in Writing for the Eyes in the Spanish
Golden Age [La scrittura per gli occhi nel Secolo d’oro spagnolo],
a cura di F. de Armas (Lewisburg, pa., Bucknell Univ. Press, 2004), 237-56, spec. 238-240.
[12] Porteman, “The Use of the Visual in
Classical Jesuit Teaching and Education”,
[13] Porteman, “Introductory Study”, p. 20, e M. Carruthers e J. Ziolkowski, “General Introduction [Introduzione generale]” al loro The Medieval Craft of Memory: An Anthology of Texts and Pictures [L’arte della memoria nel Medioevo: un’antologia di testi e di immagini] (Philadelphia, Univ. of Pennsylvania Press, 2002), pp. 1-31, spec. a p. 3 e p. 13.
[14] Stopp, “Francis de Sales at Clermont College” [Francesco di Sales al Collegio di Clermont], 34.
[15] L’edizione di Annecy identifica i Hieroglyphica di Valeriano anche come fonte di un passo sull’olivo in uno schema di omelia di Francesco per l’Avvento 1616 sul secondo versetto del cantico di Zaccaria, il Benedictus (Lc 1, 69) (Oeuvres VIII, 226). L’uso della croce da parte di Francesco come immagine emblematica è stato esaminato da Patricia Siegel Finley nel saggio da lei presentato nell’ottobre 2006 al Salesian Scholars Seminar [Seminario degli studiosi salesiani].
[16] Uno studio accurato di quest’opera è stato presentato da J. Loach, “An Apprenticeship in Seeing: Richeome’s La peinture spirituelle” [Un apprendistato nel vedere: La peinture spirituelle di Richeome], al 2° Lovis Corinth Colloquium alla Emory University e sarà pubblicato negli Atti di questa conferenza internazionale (Turnhout: Brepols, 2008).
[17] Binet, con un altro gesuita, Étienne Luzvic (1567-1604), riprese la serie di emblemi, Cor Iesu amanti sacrum, eseguita verso il 1586 da Anton II Wierix (1555/59-1604), per produrre il libro Le coeur devot [Il cuore devoto; Paris, 1626]. Sull’interpretazione degli emblemi da parte di Possevino nella Bibliotheca Selecta, cfr. J. Donnelly, SJ, “Antonio Possevino, SJ, critico d’arte della Controriforma”, Journal of the Rocky Mountain Medieval and Renaissance Association [Rivista dell’Associazione sul Medioevo e il Rinascimento delle Montagne Rocciose] 3 (1982): 153-64, spec. 160-62.
[18] Questo aspetto del pensiero di Francesco è stato rilevato spesso dagli studiosi: vd., per es., E. Stopp, “The Emblems of Adrien Gambart [Gli emblemi di Adrien Gambart]”, in Adrien Gambart’s Emblem Book (1664), 1-9, spec. 5; e A. Guiderdoni- Bruslé, “Images et emblèmes dans la spiritualité de saint François de Sales [Immagini e emblemi nella spiritualità di S. Francesco di Sales]”, XVII e siècle [XVII secolo], 214 (Genn.-Mar., 2002): 35-54, spec. 52, e “The Contexts of Adrien Gambart’s Emblem Book [I contesti del Libro degli Emblemi di Adrien Gambart]”, 24-25. Sul principio del simbolismo universale, vd. History of Beauty [Storia della bellezza], a cura di U. Eco, trad. di A. McEwen (New York, Rizzoli Ed., 2004), 143.
[19] Guiderdoni-Bruslé, “Images et emblèmes”, 43, 45,
47-48.
[20] M. Fumaroli, L’Âge de l’éloquence (1980; Ginevra, Droz, 2002), 678-79. L’affinità tra visivo e verbale è riassunta dalla massima di Orazio, ut pictura poesis, “com’è la pittura così è la poesia”. Ai tempi di Francesco questo era un tema discusso volentieri dalle principali figure del mondo delle lettere e dell’arte, compreso Possevino, che riprese l’argomento nella sua Tractatio de Poesi et Pictura (Lione, 1594), pubblicata originariamente come Libro 17 della Bibliotheca Selecta. Possevino inviò a Francesco una copia di questo libro, nel quale – il santo attesta – egli trovò “un’immagine di Possevino” che è ritratta “con tale grazia ed esattezza” che “mi è presente in questo libretto quasi come lo sarebbe nella realtà” (Lettera 49, ad Antoine Favre, Oeuvres XI, 123).
[21] C.-A. de Sales, Histoire du bienheureux François de Sales, 2 voll. (pubblicato la
prima volta in latino e francese nel 1634; Paris: Louis Vives, 1857), 1: 209,
339-40, 2:273; Annales de la dévotion à
saint François de Sales et à sainte Jeanne-Françoise de Chantal à Annecy
(Annecy : J. Abry, 1911), 6, 75-83, 87-91 ; e F. Roulier e D.
Vidalie, Un art retrouvé : Églises et chapelles baroques du diocèse
d’Annecy, 3 voll. (
[22] Guiderdoni-Bruslé, “The Contexts of
Adrien Gambart’Emlem Book”, 14-15.
[23] Stopp, “The Emblems of Adrien Gambart”, 4.